Asse intestino-cervello: quale ruolo svolge davvero il nervo vago?

Come comunica l'intestino con il cervello? Scopri il ruolo reale del nervo vago, del microbiota e delle vie nervose, immunitarie e ormonali.

Come viaggiano le informazioni tra apparato digerente e cervello, quali funzioni può modulare il nervo vago e perché non è l’unica via di comunicazione.

IN SINTESI L’asse intestino-cervello è una rete bidirezionale. Il nervo vago è una delle sue vie principali, ma lavora insieme al sistema nervoso enterico, alle vie spinali e simpatiche, agli ormoni, al sistema immunitario e ai prodotti del microbiota.

1.Un dialogo continuo, non una linea diretta

Quando diciamo che l’intestino e il cervello “comunicano”, non stiamo usando soltanto una metafora. L’apparato digerente invia continuamente informazioni al sistema nervoso centrale e, nello stesso tempo, riceve segnali che possono modificare motilità, secrezioni, flusso sanguigno, sensibilità viscerale e risposte immunitarie.

Questa rete viene chiamata asse intestino-cervello. È bidirezionale e comprende il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso autonomo, il sistema nervoso enterico, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il sistema immunitario, i segnali ormonali e metabolici e il microbiota intestinale. Il nervo vago ne è una componente importante, ma non coincide con l’intero sistema.

2.Il nervo vago porta soprattutto informazioni verso il cervello

Il nervo vago è un nervo misto: contiene fibre afferenti, che portano informazioni dagli organi interni al cervello, e fibre efferenti, che trasmettono comandi dal tronco encefalico verso gli organi. Una caratteristica spesso poco conosciuta è che la maggior parte delle sue fibre è afferente. Questo significa che, nell’asse intestino-cervello, il vago funziona in larga misura come una via sensoriale.

Le terminazioni vagali raccolgono informazioni sullo stato dell’apparato digerente, per esempio:

distensione e movimenti dello stomaco e dell’intestino;

presenza e composizione dei nutrienti, spesso attraverso mediatori rilasciati dalle cellule enteroendocrine;

ormoni gastrointestinali coinvolti nella sazietà e nella regolazione metabolica;

segnali infiammatori e condizioni della barriera intestinale;

cambiamenti chimici e metabolici dell’ambiente intestinale.

Questi segnali raggiungono soprattutto il nucleo del tratto solitario nel tronco encefalico. Da qui l’informazione può essere integrata con altri segnali viscerali e distribuita a circuiti coinvolti nella regolazione autonomica, nell’assunzione di cibo, nella risposta allo stress e nella percezione dello stato interno del corpo, cioè nell’interocezione.

3.Il microbiota parla direttamente con il nervo vago?

È una delle semplificazioni più diffuse. I microrganismi presenti nel lume intestinale non sono normalmente in contatto diretto con le terminazioni del nervo vago. Tra loro esistono la barriera epiteliale, il muco e numerose cellule specializzate.

La comunicazione avviene quindi soprattutto in modo indiretto. I batteri e i loro prodotti possono influenzare cellule enteroendocrine, cellule immunitarie e neuroni del sistema enterico. Queste strutture rilasciano ormoni, neurotrasmettitori, citochine e metaboliti capaci di modificare l’attività delle vie vagali o di raggiungere il cervello attraverso altri percorsi.

Studi sperimentali hanno anche identificato connessioni rapide tra alcune cellule sensoriali intestinali e neuroni vagali. È un campo affascinante, ma gran parte delle conoscenze sui rapporti microbiota-vago-comportamento deriva ancora da modelli animali. Trasferire automaticamente questi risultati all’essere umano sarebbe prematuro.

4.Cosa può modulare il cervello attraverso le vie vagali efferenti?

Le fibre efferenti vagali partono dal tronco encefalico e raggiungono l’apparato digerente. Non governano ogni funzione intestinale in modo diretto: dialogano soprattutto con i circuiti del sistema nervoso enterico, che a loro volta coordinano la muscolatura liscia, le ghiandole e altre cellule della parete intestinale.

Attraverso questa organizzazione, l’attività vagale può contribuire a modulare:

motilità gastrica e intestinale;

secrezioni digestive;

coordinazione di alcuni riflessi gastrointestinali;

segnali di fame, sazietà e risposta ai nutrienti;

interazioni neuro-immunitarie e controllo dell’infiammazione.

Parlare di modulazione è più corretto che parlare di controllo assoluto. Il tubo digerente possiede infatti una propria rete nervosa, il sistema nervoso enterico, capace di organizzare molti riflessi locali anche senza un comando continuo proveniente dal cervello.

5.Il “secondo cervello”: un’espressione utile, ma da interpretare bene

Il sistema nervoso enterico contiene una vasta rete di neuroni e cellule gliali distribuita lungo la parete gastrointestinale. Può coordinare localmente motilità, secrezioni e flusso sanguigno. Per questo viene spesso chiamato “secondo cervello”.

L’espressione non significa però che l’intestino pensi o prenda decisioni coscienti. Indica piuttosto l’elevato grado di autonomia dei circuiti enterici. Il nervo vago collega questi circuiti con il sistema nervoso centrale, ma non li sostituisce.

6.Perché il nervo vago non è l’unica strada

Se interrompessimo idealmente la via vagale, la comunicazione tra intestino e cervello non scomparirebbe. Continuerebbero a funzionare altre vie:

le afferenze spinali, importanti anche nella sensibilità e nel dolore viscerale;

il sistema simpatico e i gangli prevertebrali;

gli ormoni gastrointestinali e l’asse dello stress;

le citochine e gli altri mediatori immunitari;

i metaboliti microbici che agiscono localmente o raggiungono la circolazione;

il sistema nervoso enterico e i suoi riflessi locali.

Questo spiega perché formule come “tutto parte dal vago” o “basta stimolare il nervo vago per guarire l’intestino” non rappresentano correttamente la fisiologia.

7.Stress, emozioni e sintomi intestinali: il collegamento è reale

Molte persone notano che stress, preoccupazione o stanchezza modificano la digestione. Il fenomeno è reale e può coinvolgere cambiamenti nella motilità, nella sensibilità viscerale, nelle secrezioni e nelle risposte immunitarie. Tuttavia, non dipende da un semplice passaggio da “vago acceso” a “vago spento”.

Il cervello interpreta il contesto e coordina risposte attraverso più sistemi contemporaneamente. Allo stesso modo, segnali provenienti dall’intestino possono influenzare sensazioni corporee, appetito e stato emotivo. Nei disturbi dell’interazione intestino-cervello, come la sindrome dell’intestino irritabile, possono essere alterati diversi elementi di questa rete, non necessariamente il nervo vago isolato.

8.E l’infiammazione?

La ricerca ha descritto un riflesso neuro-immunitario attraverso il quale segnali afferenti informano il cervello della presenza di infiammazione e circuiti efferenti contribuiscono a modulare la produzione di citochine. Questo meccanismo è spesso chiamato riflesso infiammatorio o via colinergica antinfiammatoria.

È un ambito scientifico importante, ma non autorizza a concludere che comuni esercizi respiratori possano curare malattie infiammatorie intestinali. La stimolazione vagale utilizzata nella ricerca clinica è una procedura medica specifica; non è equivalente a respirare lentamente, cantare, fare gargarismi o esporsi al freddo.

9.Che cosa possiamo dire, quindi, nella pratica?

Prendersi cura del benessere digestivo e della regolazione del sistema nervoso rimane utile, ma senza cercare un unico interruttore. Movimento regolare, sonno adeguato, alimentazione compatibile con le proprie necessità, gestione dello stress e respirazione confortevole possono sostenere l’equilibrio generale. Non sono però cure universali né sostituiscono una diagnosi.

In presenza di dolore persistente, perdita di peso non intenzionale, sangue nelle feci, febbre, vomito ricorrente, anemia, difficoltà a deglutire o cambiamenti intestinali importanti è necessario rivolgersi al medico. Anche sintomi meno urgenti, se frequenti o limitanti, meritano una valutazione appropriata.

10.In conclusione

L’asse intestino-cervello è una rete dinamica e bidirezionale. Il nervo vago ne rappresenta una via privilegiata: porta al cervello molte informazioni sullo stato dell’apparato digerente e contribuisce, attraverso le fibre efferenti e il dialogo con il sistema nervoso enterico, alla regolazione di diverse funzioni gastrointestinali.

Ma non lavora da solo. Vie nervose, ormonali, immunitarie e metaboliche comunicano continuamente tra loro. Comprendere questa complessità non rende il nervo vago meno interessante: lo colloca semplicemente nel suo ruolo reale, lontano dalle promesse facili e più vicino alla fisiologia.

11.Riferimenti scientifici essenziali

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Dott.ssa Anna Copcia — Fisioterapista
Le informazioni presenti in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono una valutazione medica o fisioterapica personalizzata. In presenza di sintomi persistenti o dubbi sul proprio stato di salute è consigliabile rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.